C’è una parola che attraversa silenziosamente la vita di ciascuno: chiamata. A volte si fa strada con forza, altre volte resta nascosta tra le pieghe delle nostre giornate, ma non smette mai di cercarci. È proprio attorno a questa parola – vocazione – che si costruisce la 63ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, proposta anche quest’anno nella nostra diocesi (e a livello mondiale) come occasione di incontro, ascolto e discernimento.

Il primo appuntamento sarà sabato 25 aprile, al Centro Pastorale San Giuseppe di Lugano, con una serata dedicata in modo particolare ad adolescenti e giovani. Non sarà solo un incontro, ma uno spazio per fermarsi, mettersi in ascolto e lasciarsi provocare: attraverso testimonianze, riflessioni e momenti condivisi, ciascuno sarà invitato a interrogarsi su ciò che dà senso alla propria vita, su ciò che chiama nel profondo.

Il cuore della proposta si vivrà poi domenica 26 aprile, con una giornata che coinvolgerà tutta la diocesi. Al mattino, diverse comunità – da Biasca a Mendrisio, da Locarno a Giubiasco – si ritroveranno insieme ai seminaristi per celebrare l’Eucaristia: un segno concreto di Chiesa che accompagna, sostiene e prega per le vocazioni.

Nel pomeriggio, alle 17.00 nella Cattedrale di San Lorenzo a Lugano, la comunità diocesana si riunirà per i Vespri e la preghiera per le vocazioni, accompagnata dal rito di ammissione agli Ordini Sacri. Un momento intenso, che rende visibile come la chiamata di Dio non sia qualcosa di astratto, ma prenda forma nella vita concreta di persone che scelgono di dire “sì”.

Il tema che accompagna questa giornata – “Aspirate alla santità, ovunque siate” – ci ricorda che la vocazione non è riservata a pochi, ma riguarda tutti. Non è una strada già scritta, ma un cammino che si costruisce giorno dopo giorno, dentro le scelte quotidiane, nei luoghi che abitiamo, nelle relazioni che viviamo.

In un tempo in cui spesso si fatica a scegliere e a guardare lontano, questa proposta vuole essere un invito semplice e forte: fermarsi, ascoltare, lasciarsi chiamare. Perché la vocazione non è prima di tutto “cosa devo fare”, ma “chi sono chiamato a diventare”.

L’invito é per tutti – giovani, comunità, famiglie – a partecipare e a sostenere con la preghiera questo cammino. Perché ogni vocazione nasce dentro una comunità che crede, accompagna e spera.

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